Prigionieri della prigione
Da un po’ di anni arrivano in Italia, soprattutto dagli Stati Uniti, una moltitudine di serie televisive che riescono a ritagliarsi un periodo più o meno intenso e duraturo di notorietà. Molte delle serie passate sulla tv o sul satellite io e la Kati non le abbiamo viste in diretta, ma registrate o passate da amici in dvd dopo che la stessa serie aveva avuto fine: in tal modo avevamo la possibilità di avere tutta la serie a portata di mano, senza pubblicità annesse e senza dover attendere il giorno della programmazione della stessa. Il pericolo maggiore dovuto al fatto di avere a disposizione tutte le puntate di una serie v è quello dell’assuefazine, se non adirittura della voglia sfrenata di andare avanti ad oltranza nella visione delle puntate, senza rimanere con il dubbio con il quale si conclude ogni episodio creato a regola d’arte.
In passato siamo incappati in visioni di puntate di massa di Lost (1° e 2° serie), Desperate Housewifes, Sex and the City e più recentemente di Ugly Betty: da circa una settimana ci siamo imbattuti in Prison Break, serie andata in onda su Italia 1 della quale dovrebbero iniziare le puntate della 2° serie.
Il telefilm è confezionato abbastanza bene alternando momenti di suspance ed azione con altri più riflessivi e racconta delle vicende di un uomo condannato alla sedia elettrica per un omicidio mai commesso: il fratello del condannato a morte, un ingegnere, architetta un sofisticato piano di evasione ed effettua una rapina in banca per poter essere recluso nello stesso carcere del fratello.
Al momento abbiamo visto i 2/3 delle puntate, che sono 22, della prima serie: più si va avanti e più la curiosità rende la visione come una prigione dalla quale difficile…..evadere.
