Il vino made in Cina
Non avrei mai pensato e creduto che la Cina potessere essere la quarta forza mondiale produttrice di vino, ma a quanto pare sembra proprio che sia così: forse considerata la velocita con cui il colosso cinese si è imposto in innumerevoli mercati mondiali di altre fattezze, riuscendo in brevissimo tempo a ritagliarsi uno spicchio di mercato considerevole, mi vien da dire: “C’era da aspettarselo”. Il pericolo che può nascere dalla commercializzazione di prodotti enologici cinesi non sarà certamente la qualità dei vini esportati dalla Cina, sotto il punto di vista della qualità delle produzioni enogastronomiche, fortunatamente il clima e la conformazione della nostra Penisola non permettono di arrivare tali livelli, ma penso alla miriade di prodotti, molti dei quali prodotti in Cina, e commercializzati in tutto il mondo sotto pseudonimi nemmeno tanto velati, quali il Parmesan, tedesco a richiamare uno piuttosto che un’altro delle numerose produzioni DOP italiane. Oltre a creare facili confusioni in consumatori poco attentiè indubbio un danno per tutti i produttori italiani.
Fortunatamente oltre all’attività del Governo Italiano nella persona del Ministro Zaia anche l’Unione Europea è divantata particolarmente sensibile negli ultimi anni al problema. Ecco alcuni casi risolti a favore delle produzioni italiane.
Anni fa la Corte di giustizia Europea ha vietato alla Danimarca di commercializzare il suo “Danish Grana” perchè imitava il Grana Padano, denominazione tutelata integralmente, nel senso che non si può usare neanche uno solo dei due termini.
Lo stesso vale per il Parmigiano Reggiano, che negli anni passati ha dovuto affrontare diverse imitazioni come il “Reggianito” prodotto in Argentina e il “Parmisan italian type” americano. Ora si attende una pronunzia della Corte di Giustizia Europea su u altro caso di imitazione, il “Parmesan” commercializzato in Germania e Francia.
Nel 1999 la Corte di Giustizia europea ha proibito ad una ditta austriaca di vendere il “Cambozola”, considerato un’imitazione del “Gorgonzola”. In quella circostanza la Corte ha ritenuto che vi sia una “evocazione di un prodotto DOP quando la parola utilizzato per designarlo termini con le due medesime sillabe, risultandone una similarità fonetica ed ottica manifesta tra i due termini”. Per quanto riguarda i vini italiani, forse sono copiati più dei formaggi, con continue controversie giudiziarie. Non si contano nel tempo le imitazioni del Barbera wine, e del Soave in America, quelle del Barolo un po’ dappertutto, del Moscato d’Asti in Canada e dell’Asti spumante in Australia, oltre che del Brunello di Montalcino in Brasile.

il 18 febbraio, 2010 alle 17:58
Direi che forse sta facendo qualcosa la UE, ma di certo non il governo italiano che si sta dimostrando totalmente schiavo del dictat delle multinazionali.
Basta vedere la recente approvazione alla coesistenza tra colture tradizionali e ogm,
nonostante l’ampia contrarietà delle masse. Ma loro sono stati votati dal popolo e quindi possono fare come gli pare, senza nemmeno dircelo, nemmeno coinvolgerci, renderci partecipi, parlarne…
La politica di delocalizzare e portare tutta la produzione in Cina ancora qualcuno non ha capito che favorisce solo le multinazionali. Il nostro paese, così come la comunità europea perde posti di lavoro e piange. Così come piangono già da qualche anno gli Stati Uniti, per questa scelta scellerata.
Sarà forse ora di ridare lustro ai prodotti locali e ricostruire il made in Italy prima che scompaia del tutto o andiamo avanti così?