Archivio di febbraio, 2010

Il Guitto: garanzia di risate

Non scopro certo l’acqua calda scrivendo del fatto che assistere alle commedie dialettali portate sul palcoscenico dalla compagnia Il Guitto si riesce a passare circa due ore in spensieratezza ridendo in continuazione: non poteva discostarsi da quanto sopra esposto nemmeno l’ultima “fatica” del gruppo, la commedia “El let di mastric” che il Guitto ha presentato per l’edizione 2010 di Cianfrusaglia.

La commedia, così come riportato sul sito della compagnia,  si svolge nell’abitazione di Dante Fontana e di sua moglie Giovanna.
L’appartamento, arredato secondo le idee di un estroso ed invadente architetto, è situato proprio sopra gli uffici di una nota società di tipografia, gestita appunto da Dante e dal suo socio Aldo.
L’uno serio e tranquillo, l’altro impertinente donnaiolo. Linda moglie di Aldo, stanca delle continue scappatelle del marito, decide di avventurarsi in una relazione extraconiugale e chiede aiuto alla sua amica Giovanna mostrandole anche un biglietto del suo spasimante. Biglietto che però viene lasciato inavvertitamente sul divano dove viene ritrovato da Dante il quale sospetta essere indirizzato a sua moglie.
Da qui parte l’intreccio della commedia che si sviluppa attraverso un susseguirsi di esilaranti equivoci ai quali fa da sfondo un letto un po’ particolare, pieno di sorprese e di mastrič.

Quella passata ieri sera al Politeama di Fano è stata veramente una serata all’insegna del buon teatro dialettale e di risate continuative per tutta la durata della rappresentazione, d’altronde quando c’è di mezzo  il Guitto è da aspettarselo………..la compagnia è garanzia di risate!

Lampada Joint – 3GO

 

 

http://www.3ego.it/

Un incubo reale

Ho fatto un incubo ieri notte, o meglio ieri sera……..solo che non stavo sognando, ma era tutta realtà:  ho visto Mastro Lindo in mezzo al campo che ha fatto di tutto per oltraggiare la Fiorentina e la passione di noi tifosi: non vado oltre perchè altrimenti dovrei autocensurarmi…….comunque se Ballack o Drogba avessero portato a termine i loro intenti un anno fa, probabilmente avrebbero reso un favore a milioni di sportivi nel mondo, non solo tifosi ed appasionati viola.

Il vino made in Cina

Non avrei mai pensato e creduto che la Cina potessere essere la quarta forza mondiale produttrice di vino, ma a quanto pare sembra proprio che sia così: forse considerata la velocita con cui il colosso cinese si è imposto in innumerevoli mercati mondiali di altre fattezze, riuscendo in brevissimo tempo a ritagliarsi uno spicchio di mercato considerevole, mi vien da dire: “C’era da aspettarselo”. Il pericolo che può nascere dalla commercializzazione di prodotti enologici cinesi non sarà certamente la qualità dei vini esportati dalla Cina, sotto il punto di vista della qualità delle produzioni enogastronomiche, fortunatamente il clima e la conformazione della nostra Penisola non permettono di arrivare tali livelli, ma penso alla miriade di prodotti, molti dei quali prodotti in Cina, e commercializzati in tutto il mondo sotto pseudonimi nemmeno tanto velati, quali il Parmesan, tedesco a richiamare uno piuttosto che un’altro delle numerose produzioni DOP italiane. Oltre a creare facili confusioni in consumatori poco attentiè indubbio un danno per tutti i produttori italiani.

Fortunatamente oltre all’attività del Governo Italiano nella persona del Ministro Zaia anche l’Unione Europea è divantata particolarmente sensibile negli ultimi anni al problema. Ecco alcuni casi risolti a favore delle produzioni italiane.

Anni fa la Corte di giustizia Europea ha vietato alla Danimarca di commercializzare il suo “Danish Grana” perchè imitava il Grana Padano, denominazione tutelata integralmente, nel senso che non si può usare neanche uno solo dei due termini.
Lo stesso vale per il Parmigiano Reggiano, che negli anni passati ha dovuto affrontare diverse imitazioni come il “Reggianito” prodotto in Argentina e il “Parmisan italian type” americano. Ora si attende una pronunzia della Corte di Giustizia Europea su u altro caso di imitazione, il “Parmesan” commercializzato in Germania e Francia.

Nel 1999 la Corte di Giustizia europea ha proibito ad una ditta austriaca di vendere il “Cambozola”, considerato un’imitazione del “Gorgonzola”. In quella circostanza la Corte ha ritenuto che vi sia una “evocazione di un prodotto DOP quando la parola utilizzato per designarlo termini con le due medesime sillabe, risultandone una similarità fonetica ed ottica manifesta tra i due termini”. Per quanto riguarda i vini italiani, forse sono copiati più dei formaggi, con continue controversie giudiziarie. Non si contano nel tempo le imitazioni del Barbera wine, e del Soave in America, quelle del Barolo un po’ dappertutto, del Moscato d’Asti in Canada e dell’Asti spumante in Australia, oltre che del Brunello di Montalcino in Brasile.

Una bufala la mozzarella di bufala

Ci sono notizie che lasciano interdetti ed allibiti: non si discosta da tale pensiero la notizia di qualche giorno fa in cui il Ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia ha commissariato il Consorzio della Mozzarella di Bufala per evidenti irregolarità e frodi nella commercializzazione del prodotto non in conformità con quanto prescritto nel disciplinare di produzione della mozzarella di bufala. …….e pensare che la mozzarella di bufala è uno dei prodotti DOP di eccellenza che valorizzano i prodotti tipici italiani nel mondo!!!!! Meditate gente meditate…………

Ecco quanto scritto dal Ministro: “Ho appena commissariato il Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala”. Lo ha rivelato dai microfoni dell’Alfonso Signorini Show in onda su Radio Monte Carlo il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Luca Zaia.
”Ho commissariato il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala, perche’ – ha spiegato il ministro – durante i controlli lo stesso presidente del Consorzio e’ stato sorpreso annacquare il latte. Ho gia’ firmato un Decreto in cui ho nominato quattro uomini di mia fiducia, che controlleranno, con la lente di ingrandimento, anche questo grave caso di contraffazione”.
”Da due anni a oggi – ha proseguito il ministro – la mia politica di tolleranza zero ha portato alla scoperta di molti
casi di contraffazione di prodotti alimentari. A novembre i numerosi controlli nella Grande Distribuzione hanno rivelato che nel 25% dei campioni analizzati, le mozzarelle non erano vere Mozzarelle di Bufala poiche’ contenevano almeno il 30% di latte di vacca”.

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